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Utenza iscritta al registro pubblico delle opposizioni

Brochure e Specifiche Tecniche, Operative e Corrispettivi

Articoli e News

  • 01-02-2017

    OTTENERE LA CANCELLAZIONE O LA DIMINUZIONE DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO

    È sempre possibile ottenere dal Giudice la sospensione o la riduzione dell’importo dell’assegno di mantenimento, qualora il coniuge beneficiario abbia una situazione economica migliore rispetto al'atto della separazione. Senza però comprovare tale mutazione, mediante un’adeguata attività investigativa che comprovi di fatto le migliorie dell’ex coniuge e/o dei figli maggiorenni divenuti autosufficienti, l’interessato è obbligato al versamento del mantenimento che non può ridurre o sospendere su propria iniziativa. L’obbligato dovrà quindi dimostrare e provare la veridicità dei fatti citati nel ricorso, per evitare il rischio, nel caso in cui il coniuge beneficiario lo denunci per inadempimento, un procedimento penale per violazione degli obblighi di assistenza familiare.

  • Gen

    02-01-2017

    LECITO RICORRERE ALL’INVESTIGATORE PRIVATO PER SCOVARE I FURBETTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

    La Suprema Corte ha affermato la legittimità dei controlli difensivi sui propri dipendenti tramite agenzie investigative, al fine della tutela del patrimonio aziendale, per l’individuazione e repressione di un comportamento infedele da parte del lavoratore. Con la  recente sentenza n. 71/2016 si è tra l’altro sancita la possibilità della Pubblica Amministrazione di avvalersi di una agenzia investigativa privata, invece che delegare le indagini agli enti preposti. I Giudici hanno infatti ritenuto legittimo, in ordine al principio di urgenza, il ricorso ad un’agenzia investigativa privata per evidenziare abusi di un dipendente in congedo parentale, che di fatto nel predetto periodo svolgeva invece attività retribuita presso terzi. Anche la recente sentenza 10482 del 25.5.2016 della Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento del dipendente per la venuta meno del vincolo fiduciario nei confronti del datore di lavoro. Il lavoratore aveva infatti incaricato un collega di timbrare il cartellino al suo posto, prendendo poi lui servizio un’ora più tardi. Per la Corte quel tipo di condotta giustificava il licenziamento.